Alla fine della guerra con la fine dell'embargo contro l'Italia, i carboni esteri, più economici portarono alla crisi del settore estrattivo sulcitano, particolarmente grave in quanto all'epoca Carbonia e altri comuni della zona si basavano economicamente su questo tipo di attività.
Alla fine si assistette alla chiusura di molte miniere , conseguenza di queste dismissioni fu un vasto esodo da Carbonia, che si assestò negli anni a seguire sui 30.000 abitanti. Con l'apertura del vicino polo industriale di Portovesme.
Negli ultimi anni inoltre la città sta giocando la carta del turismo legato soprattutto all'archeologia industriale: a questo riguardo va segnalata la ristrutturazione della vecchia miniera di Serbariu, riconvertita a museo ospita il Centro Italiano della cultura del carbone.