CHIA - TEULADA
  LOCALITA' STRADE

Chiamatela Strada dei Sogni, Via  dell’Incanto , o come vi pare, ma percorretela tutta, con calma e occhi svegli perché nulla sfugga. Il consiglio viene da Quattroruote rivista storica dell’automobile che piazza la Chia - Teulada al quarto posto tra le dieci strade più belle d’Italia. Venticinque chilometri tra cielo e mare, bordeggiando la costa con brevi incursioni nell’entroterra: parabrezza con vista su un angolo di paradiso. Piede leggero sull’acceleratore per un’escursione rigorosamente ad andamento lento.
La carreggiata delle meraviglie inizia al bivio per Chia, chilometro 43,5 della Sulcitana, territorio di Domus de Maria.
Arrivando da Cagliari e superata Santa Margherita di Pula, freccia a sinistra e per due chilometri, si scivola tra le colline. Fermandosi un secondo, si può cogliere sulla destra l’immagine della Befana disegnata dal tempo sul profilo roccioso di un’altura. Subito dopo, sino all’incrocio per la Torre di Chia, il campo si allarga sulla campagna, con i grandi alberi di fico che ombreggiano vigne e orti. Questione di giorni e i frutti saranno maturi: imperdonabile non fermarsi a comprarli.
Oltrepassato il bivio per la torre, si imbocca un rettilineo. Sulla sinistra, Capo Spartivento domina le dune macchiate dai ginepri, Su Giudeu, Campana e Cala Cipolla. Natura imponente, preservata ma non del tutto dal cemento. Il primo a invadere il campo fu lo Stato Imprenditore: mattoni pubblici (Eni) dai catastrofici risultati.



Dopo una breve salita con percorso zigzagante ecco Capo Malfatano con la spiaggia, l’isolotto e lo scoglio di Tuerredda: sabbia candida, acqua trasparente e l’impronta turchese del cielo. In piena estate è un carnaio, una Rimini in miniatura dove bisogna conquistarsi un posto al sole. A fine primavera, invece, è semideserta: i pochissimi sulla riva sono le avanguardia delle truppe d’assalto che cominceranno a sbarcare tra un mese.
La strada risale sfiorando un brutto ripetitore e un groviglio di linee elettriche. Ma dura solo un attimo, troppo poco per spezzare l’incantesimo ravvivato dalla laguna di Capo Malfatano.

Per cogliere la veduta a tutto campo bisogna andar su, inerpicarsi sui tornanti e fermare l’auto su una piazzola che si allarga proprio davanti al promontorio di Capo Malfatano, quasi allineata alla torre.

 


Sulla sinistra, la baia con sullo sfondo il faro di Spartivento. A destra, lo sguardo spazia sino a Teulada.
Dopo una breve salita con percorso zigzagante ecco Capo Malfatano con la spiaggia, l’isolotto e lo scoglio di Tuerredda: sabbia candida, acqua trasparente e l’impronta turchese del cielo. In piena estate è un carnaio, una Rimini in miniatura dove bisogna conquistarsi un posto al sole. A fine primavera, invece, è semideserta: i pochissimi sulla riva sono le avanguardia delle truppe d’assalto che cominceranno a sbarcare tra un mese.
La strada risale sfiorando un brutto ripetitore e un groviglio di linee elettriche. Ma dura solo un attimo, troppo poco per spezzare l’incantesimo ravvivato dalla laguna di Capo Malfatano.

Per cogliere la veduta a tutto campo bisogna andar su, inerpicarsi sui tornanti e fermare l’auto su una piazzola che si allarga proprio davanti al promontorio di Capo Malfatano, quasi allineata alla torre.

Sulla sinistra, la baia con sullo sfondo il faro di Spartivento. A destra, lo sguardo spazia sino a Teulada.







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Ancora curve e controcurve prima di un’altra sosta a Piscinnì, con l’area di parcheggio purtroppo deturpata da macerie abusive.
Lentischi e olivastri rasati dal maestrale spuntano dalle rocce fino quasi al mare. Sinuosa e in discesa la strada offre una sorta di intermittenza verde e blu: a est l’entroterra e a ovest il mare fino alla spiaggia.

Pochi giri di ruote, ma molti del volante, e si raggiunge un’altra insenatura, ormai battezzata “Spiaggia dei camper”: a maggio ce ne sono solo due ma ad agosto la satureranno.
Sulla sponda opposta la torre di Piscinnì e i resti delle cave puniche. Meglio proseguendo si raggiunge la baia con l’Isola Rossa al centro e Capo Teulada sullo sfondo, quindi

il porto e la torre di Teulada.
Poi, come se le curve fossero pagine di un album, porto Budello, vecchio approdo dei pescatori che ancora lo usano, e l’imboccatura dello stagno che la strada aggira per ritornare verso il mare e puntare al paese. Svoltando a sinistra si va invece al porticciolo turistico o al camping di Porto Tramatzu.
Oltre, non si può. La costa indossa la divisa: zona militare, tutta o quasi off-limits.

Stefano Lenza